Facendo ordine tra i miei libri e documenti dell’università, mi sono ritrovata per le mani la mia sudatissima tesi di laurea e mi è venuta l’ispirazione per il mio prossimo articolo, che vorrei dedicare alla differenza tra l’apprendimento della lingua materna e la lingua straniera, come queste si relazionano tra loro e perché sia importante insegnare una lingua straniera ai bambini fin da piccolissimi, creando basi precoci per un’agilissima mente bilingue. Parto dalla mia tesi, sullo psicolinguista russo Lev Semënovič Vygotskij, che propone un’indagine sul fenomeno da lui denominato «pensiero verbale», riferendosi con questo termine al prodotto della relazione esistente tra pensiero e linguaggio, due facoltà precedentemente considerate l’una indipendente dall’altra o la prima come sottoprodotto della seconda. Nel suo studio Vygotskij si sofferma sui meccanismi di apprendimento della lingua materna e della lingua straniera, che riporto in seguito. 

La lingua materna costituisce il primo apparato linguistico che il bambino apprende direttamente dal rapporto con la madre e con il mondo esterno. Vygotskij spiega che «lo sviluppo della lingua materna comincia con l’uso libero e spontaneo del linguaggio e si compie con la presa di coscienza delle forme verbali e la loro padronanza», processo esattamente opposto a quello di apprendimento di una lingua straniera. Con questa vi è una strettissima interdipendenza in quanto «l’assimilazione di una lingua straniera apre la strada alla padronanza delle sfere superiori della lingua materna»; Vygotskij procede precisando che «[…] la padronanza di una lingua straniera innalza anche la lingua materna ad uno stadio superiore, nel senso della presa di coscienza delle forme della lingua, della generalizzazione dei fenomeni della lingua, dell’uso più consapevole e più volontario della parola come strumento del pensiero e come espressione del concetto». Vygotskij conclude la sua analisi affermando un paragone tra l’apprendimento della lingua materna e l’apprendimento nel periodo prescolare dei concetti quotidiani; il bambino infatti assimila questi in maniera inconsapevole, libera e spontanea, così come avviene con la lingua madre.

La lingua straniera significa per il bambino l’assimilazione dei corrispondenti di quei significati già acquisiti attraverso il processo di astrazione e generalizzazione nella lingua materna in un altro codice linguistico; lo studioso russo mette in luce infatti come «l’apprendimento da parte dello scolaro di una lingua straniera si basa in qualche modo sulla conoscenza della lingua materna», nel senso che «il bambino assimila una lingua straniera perché dispone già di un sistema di conoscenze nella lingua materna e lo trasferisce nella sfera dell’altra lingua». Una volta comparso il processo di appropriazione volontaria della propria lingua e delle regole che la disciplinano, nel bambino l’apprendimento di una lingua straniera parte proprio da questo punto; come spiega Vygotskij, «lo sviluppo della lingua straniera inizia con la presa di coscienza della lingua e il suo uso volontario e si compie con un linguaggio libero e spontaneo». Di conseguenza si può affermare che «l’assimilazione della lingua straniera segue una via direttamente opposta a quella che percorre lo sviluppo della lingua materna; […] lo sviluppo della lingua materna va dal basso verso l’alto, mentre lo sviluppo della lingua straniera va dall’alto in basso»; il primo si muove dalla spontaneità e dalla libertà alla presa di coscienza della regola, il secondo dalla regola e dalla consapevolezza all’uso spontaneo, così come succede per l’apprendimento dei concetti scientifici.

Detto ciò, l’apprendimento delle lingue straniere per i bambini, più è precoce, più consente un apprendimento naturale, veloce e senza difficoltà, in modo semplice e immediato.

L’IMPORTANZA DELL’APPRENDIMENTO INFORMALE

È pertanto una buona intuizione, da parte dei genitori, favorire e incoraggiare l’apprendimento delle lingue straniere nei bambini. Occorre fare alcune distinzioni. I bambini dai 3 ai 5 anni sono dotati di massima “malleabilità” cerebrale. Per tale motivo è consigliabile insegnare una lingua straniera ai bimbi in età prescolare, per favorire lo sviluppo del bilinguismo precoce. I piccoli possono imparare la lingua straniera, prima di studiarne la grammatica, attraverso l’apprendimento informale. Questo implica che l’insegnante stimoli la parte del cervello preposta all’udito e alle associazioni mentali, puntando più su un’elaborazione sensoriale della lingua. I piccoli dai 3 ai 5 anni hanno una grande capacità emulativa, utilissima per apprendere con naturalezza la lingua straniera attraverso meccanismi automatici improntati all’imitazione.

IL LOBO FRONTALE E LE SUE FUNZIONI: DI COSA SI TRATTA

È quindi opportuno e utile che l’apprendimento delle lingue straniere per i bambini sia incentivato sin dalla scuola materna, in età prescolare. Lo studio delle lingue più tardive, invece, attiva le regioni del lobo frontale, coinvolgendo meccanismi di apprendimento più razionali. Imparare due lingue fin da piccoli pare sviluppi, proprio nella regione del lobo frontale, le funzioni cognitive. Questo significa che il piccolo può acuire le sue abilità svolgendo più attività contemporaneamente, concentrarsi anche in spazi affollati e rafforzare la memoria. Inoltre, padroneggiare due lingue porta a una conoscenza spontanea e intuitiva della struttura del linguaggio.

PERCHÉ È UTILE IL BILINGUISMO NEI BAMBINI

Nella nostra società contemporanea, sempre più globalizzata e dai confini quanto mai labili, conoscere solo la propria lingua può essere un limite. Ecco perché è bene favorire l’apprendimento di lingue straniere nei bambini fin dai 3 anni. Studi recenti hanno dimostrato che chi è bilingue o multilingue ha maggiori probabilità di avere successo nel mondo del lavoro, uno stipendio più alto e una vita più soddisfacente e ricca di legami. Scordatevi i falsi miti legati al bilinguismo infantile, secondo cui avrebbe provocato ritardo nello sviluppo mentale, confusione e persino schizofrenia. Al contrario, il bilinguismo nei bambini contribuisce a rendere il cervello più agile e flessibile. Pertanto se un bambino apprende simultaneamente due lingue è solo un vantaggio, anche in vista del suo futuro. 

Se avete voglia di ascoltare un interessantissimo intervento sulle menti bilingui su Ted Talks, ecco la mia raccomandazione! https://www.youtube.com/watch?v=Bp2Fvkt-TRM

3 thoughts on “L’apprendimento della lingua materna e della lingua straniera: come queste si relazionano e come è possibile creare una mente bilingue precoce nei bambini.

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